martedì 29 dicembre 2009

Torrone di Miele ed Arachidi e Tanti Auguri di Buone Feste!!!


In questo periodo i torroni abbondano ovunque.
Con mandorle, nocciole o frutta candita, cioccolato, duro, morbido, insomma... c'è da scegliere.
Ma finora, quello che faccio più fatica a trovare qui, nel Nord d'Italia, è il torrone fatto con le arachidi , sarà forse che da queste parti non piace tanto.
O sarà un attacco di nostalgia pressa in pieno da me, perché in Argentina è il più comune ed accessibile.

Il resto della frutta secca costa abbastanza, e quindi altri torroni sono considerati delle prelibatezze che solo alcuni possono permettersi.
Un torrone "all'americana" per così dire, che da quelle parti piace tanto, tantissimo.
E così ho deciso questo Natale di farlo me stessa!!

Ingredienti (per due torroni alti di 25 x 7cm)
2 albumi d'uova grandi (o 3 piccole)
1/ 2 limone
250 gr. di miele
250 gr. di zucchero
370 gr. di arachidi senza buccia e tostati


Inserire lo zucchero con il miele in un bollitore.
Mescolare bene e portare ad ebollizione.
Prima di accendere i fornelli, prendiamo due pentole, una più piccola dell'altra, cosi riusciremo ad inserirla all'interno della grande, per fare un bagno maria.
Far bollire la preparazione dello zucchero con il miele fino ad ottenere un sciroppo denso.
Nel fratempo , riempiamo la pentola grande con del acqua e la mettiamo a scaldare.

Sbattiamo a neve i bianchi d'uovo con un pizzico di sale, nel mio caso in una pentola in acciaio inox (che sarà poi a bagno maria su quella grande ).
E poi, continuando a sbattere i bianchi d'uovo, versiamo "a filo" lo sciroppo di zucchero con il miele.
Niente panico! , non si cuocerano!
Piuttosto ci viene una una sorta di meringa apiccicosa.
Ora aggiungiamo le arachidi. Non le ho frantumati.
Io , previamente, le avevo tostati in forno a 200º e pelati, cosi qualcuno si era rotto a metà.

Mescolare bene le arachidi in questa sorta di meringa, in modo che siano ben distribuiti.
Meglio farlo con un cucchiaio di legno.
Poi, portiamo la miscela sulla pentola grande con acqua calda (non bollente !!) e continuamo a mescolare il tutto per circa 15 minuti , cosi a bagno maria, in modo che si indurisca ancora un po'. Foderiamo una teglia rettangolare di 20 cm. x 15 cm con carta da forno, che avremo inumidito e spremuto per togliere l'ecceso d'acqua, e pennelliamo tutta la superficie con del succo del mezzo limone.
Versiamo la nostra miscella in questo recipiente.
Diamo dei colpetti sul tavolo per distribuire il tutto per bene e lasciamo indurire per un giorno intero.
Una volta pronto, mettiamo sopra e sotto del pane azzimo, un pane sottilisimo che si trova già pronto nei supermercati o meglio, delle cialde bianche se riuscite a trovarli in negozi specializati in dolciumi.


Eccolo quà! Ha un'aspetto molto rustico, ma è giusto come lo volevo.
Poi ho fatto il taglio "test", per vedere com'era. Evviva, è rimasto in piede!
E mi sono mangiata il primo pezzo piena di felicità!!
Hummm..... Hmmm .....sapore di Natale Argentino!... mentre fuori nevicaba, il che è difficile che succeda nel mio paese in questo periodo, già che si trova in pieno estate!!
Qualunque sia il posto dove vi trovate, vi desidero un Buon Natale e Buon Anno 2010!!!

Feliz Navidad y
Feliz Año Nuevo!!!

Buen Provecho!!!

lunedì 30 novembre 2009

Biscotti detti "Caritas Sucias" Ovvero "Faccine Sporche".


Questi biscotti occupano un posto speciale tra i dolci fatti a casa mia.
Vengono spesso chiamati con il nome di Caras Sucias cioè "Faccine Sporche", per lo zucchero scuro che portano sopra una delle sue facce.
Dove abitavamo, in Misiones, sono poco conosciute, perche appartengono alla pasticceria tipica del Litorale Centro della Argentina. E cosi, ogni volta che eravamo in visita in queste province, correvamo alla panetteria più vicina per comprarli.
Ho trascorso gran parte della mia infanzia a Santa Fe de la Vera Cruz, per cui è inevitabile che mi riportino a bei ricordi di quei tempi.
Anche mio marito ha vissuto in questa città per molti anni .
È per questo che abbiamo in comune l'amore per Santa Fè.
Negli ultimi anni che abbiamo vissuto in Argentina, ci faccevamo spesso delle scapate.
Transcorrevamo bellisimi giorni con la famiglia, camminando lungo il litorale con il "Mate" in mano, le visite ai parchi frequentati in gioventù, come il Parco Garay ed il Parco del Sud, passeggiate lungo il Boulevard Galvez e poi stuzzichini nei giardini delle birrerìe, che abbondano in tutta la città, già che ne produce tantissimo di questa bevanda.E quì ci bevevao un "liscio", come viene chiamato a Santa Fe il bicchiere di birra , sempre accompagnata delle "Picadas" , ovvero un vasoio pieno di stuzzichini vari, patrimonio culinario di questa città.
Poi il ritorno a casa , preceduto da una consuetudine immancabile: aspettavamo alle 6 del mattino l'apertura della pasticceria per prenderne 2 kg di questi biscotti , per poi partire con il nostro "bottino" da essere mangiato gran parte in viaggio, per le 8 ore in macchina che avevamo davanti.
Ci rimanevano alcune per la colazione del giorno sucessivo quando prendevamo il caffè, per mangiarli pieni di nostalgia dei giorni transcorsi a Santa Fè.
Ora che abitiamo in Italia, ho imparato a farli, per la gioia di mio marito che li adora e indovinate? anche a miei bambini piaciono tantissimo ! Beh, semai ,a cosa servono i geni?

Ingredienti (per circa 20 piccole tortine)
350 gr. di farina 00
25 gr. di lievito di birra fresco
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di zucchero bianco
60 gr. d strutto
130 ml di acqua tiepida
150 gr. di brown sugar (zucchero di c
anna scuro), mescolato con 2 cucchiai di farina.





Sciogliete il lievito in acqua tiepida con un cucchiaio di farina e un cucchiaino di zucchero.
Lasciare riposare 15 minuti circa, quando verrano delle bollicine a fomra di schiuma.
Disporre la farina con un cucchiaino di sale sulla tavola a forma di fontana.
Fare un buco dove aggiungeremo lo strutto, che io preferisco in questa preparazione particolare, perché il risultato è veramente buono.
Quindi inserire il preparato di lievito.
Lavorate l'impasto per circa 15 minuti.
E lasciare riposare coperto con un panno per un'ora fino a che raddoppi di volume.
Mescolare lo zucchero di canna con la farina, ciò impedisce che caramellizze la coperta una volta immessi i biscotti nel forno.
Stendete la pasta lasciandola di circa 3-4 millimetri di spessore.
Tagliare i cerchi delle dimensioni desiderate.
Ho preparato il formato mini, e poi li ho fatto un po' più grandi. Tradizionalmente hanno in genere circa 7-8 cm di diametro.
Passare un pennello con dell'acqua sulla superficie.
Mia figlia ama fare i biscotti e questa volta mi ha chiesto di farli anche con la forma di albero di Natale.

Collocare lo zucchero di canna scuro sopra e schiaccare per aderire per rimanere cosi compatti.
Portarli sulla teglia dove saranno cotti , imburrata, oppure è possibile utilizzare la carta da forno.
Cuocere in forno preriscaldato a 200 ° per circa 15-20 minuti.
Deben estar cocidas pero no dorarse demasiado. Essi devono essere cotti ma non troppo marrone.
L'impasto di questi biscotti mi ricordano le merende della mia infanzia.
In particolare mi piace molto questa combinazione d'impasto un po'salato con dello zucchero sopra.
Mi ricorda le fette di pane con burro e zucchero, come prima colazione o merenda che mangiavamo da bambini.
Un'abitudine ormai persa col bombardamento dei dolci industriali.
Come vi ho detto impastare con dello strutto (che dopo tutto non è molto) rende la consistenza del biscotto particolarmente tenera.
E pussono durare fino al giorno successivo senza indurire o asciugare troppo.
E qui ci sono gli alberelli di mia figlia, dato che siamo vicini alle feste è un'idea divertente per questi giorni, dove pane e dolci sono all'ordine del giorno.
Semplici ma deliziose!

Senza dubbio sono parte delle nostre ricette di famiglia, quelli che non si sono persi, anzi, si rinnovano senza mai perdere la sua essenza.
Buen Provecho!!!

domenica 22 novembre 2009

Il Locro. Un Piatto Argentino con tanto di Tradizione.


Il 10 novembre in Argentina si celebra il giorno della tradizione, una data che è stata istituita in memoria dello scrittore e poeta José Hernández, autore del libro "Martin Fierro".
Una giornata di festa in tutto il paese, facendo riferimento a una figura di spicco nella nostra cultura, che è appunto, il personaggio nel libro di Hernàndez, il Gaucho.
Quel'uomo che ha vissuto nella Pampa, sempre a cavallo, l'immagine più romantica e nostalgica della ricca pianura argentina , con cui ci siamo fatti conoscere in tutto il mondo.
Una festa dove sono presenti molti dei nostri piatti tipici , i più rappresentativi della cucina argentina, tra cui il Locro, il più sentito dopo il nostro famoso "Asado", come viene chiamata nostra carne alla griglia.
Meno conosciuto all'estero, questo Locro ,è una specie di minestra, e risulta un piatto popolare e molto economico.
I suoi origini sono nelle Ande ed il suo nome deriva da una parola in lingua quechua :rukru o lukru. Si crede sia stato già presente nelle tavole degli Incas, questo è stato dedotto dai suoi ingredienti, trovati negli scavi.
Si presenta più o meno arricchito ,secondo il budget di ogni casa, ma nel complesso questo stufato o quasi minestrone, è fatto con ingredienti del nostro territorio.
Se si pensa che quasi tutte le festività nazionali argentine coincidono in gran parte con l'autunno ed l'inverno, non è di sorprendersi, che venga consumato con tanto entusiasmo.
La zucca , è uno dei suoi ingredienti principali.
Ed cosi non c'è Locro senza la zucca!

E poi, il chicco meraviglioso proveniente delle Americhe, il mais.

In questo caso, un tipo particolare di granoturco bianco e gigante,la cui varietà cresce solo nel Nordovest del nostro paese.
Il Locro diventa cosi un grande minestrone fatto di zucca e mais bianco (o giallo in certe regioni di Argentina) e l'aggiunta di fagioli bianchi, più verdure che sono quasi sempre patate, carote, peperoni e i tagli più conveniente della carne di maiale, come le puntine, le orecchie, piedini , pancetta e salsicce , ed pussono esserci anche delle costine di maiale affumicate a volte o delle braciole pure.

Anche la carne secca, chiamata in Argentina "Charque" (si legga "ciarche"), talle come veniva conservata nei tempi coloniali.
Poi, in ogni regione ci sono delle varianti, ma gli ingredienti principali sono gli stessi.
Tutto insieme in un pentolone ed una cottura prolungata, cosi che tutti questi sapori si miscelano e concentrano. E molto comune in queste feste ed anche nei week end freddi, trovare delle bancarelle nei angoletti degli paesini e città, dove lo si cucina e lo si può adquistare per asporto. E cosi si vedono un sacco di gente in giro con i suoi contenitori alla ricerca del locro per il pranzo di famiglia che sarà goduto a casa.
Il Locro all'estero? La questione più difficile è quella di trovare questo tipo di mais bianco molto particolare ,originario della provincia di Salta, Nordovest argentino.

Purtroppo , dove abito adesso, non arriva questo mais tramite gli importatori (non so perchè motivo visto il nostro mercato globale) , e cosi miei fornitori sono parenti ed amici, che ogni volta che tornarno in Italia, portano con sè il bottino più ambito per noi gli argentini.

Vi dò la ricetta!

I miei ingredienti per il Locro (fa circa 14 persone)

400 gr.di mais bianco frantumato
1 kg di zucca
2 cipolle grandi
3 peperoni tra rossi e gialli
2 carote
2 spicchi d'aglio
4 foglie di alloro
1 piedino di maiale
2 salsicce affumicate (ho usato le cragno)
4 costine di maiale affumicate
250 gr. di pancetta
4 patate grandi
2 patate dolci dette patate americane
200 gr. di fagioli bianchi (ho usato i cannelini)
sale e pepe q.b.

Per la salsa di condimento: Consiste in un soffrito fatto di:
erba cipollina tagliuzata
1 peperone verde
peperoncino abbondante
aceto di vino rosso
1 cucchiao di zucchero di canna
sale , origano e prezzemolo





Questo mais viene lasciato a molo, come i fagioli, la sera prima.
La consistenza particolare che acquista dopo cotto, è la particolarità più pregiata di questa preparazione, che tanti italiani trovano originale e gustosa.
Tutti chiedono il bis, è si sorprendono gradevolmente.
Proseguire decorticando e tagliando tutte le verdure:
La cipolla ad anelli grandi ed i peperoni in quarti.
L'aglio va lasciato intero o tagliato fino secondo le preferenze, io lo taglio in lamelle.
Si inizia con la cottura della carne con le verdure.
In primo luogo, la cipolla ed l'aglio insieme con la pancetta a strisce grosse.
Alcune persone cuocere tutti gli ingredienti insieme, io preferisco farlo in due fasi.
Poi si aggiungono i peperoni.
Dopo la carne, le salsiccia e le carote.
Rosoliamo tutto ed aggiungiamo dell'acqua per continuare la cottura per circa un'ora lasciando sobbollire.
Nel fratempo, dopo aver lasciato riposare il mais ed i fagioli per circa 12 ore, si mette in una pentola separata, con del acqua , per cucinarli insieme.
Nel giro di un'ora, devono essere cotti.
Una volta cotta la carne, la mettiamo da parte.
Mentre si cucina il maiz aggiungiamo nella estessa pentola , la zucca decorticata e tagliata a pezzi grossi.
Speliamo le patate ed anche quelle dolci e gli teniamo d'apparte.
Quando il mais sarà cotto, versiamo nella sua pentola la carne e le verdure tenute d'apparte.
Volendo possiamo cucinare la carne il giorno prima e lasciare in frigorifero per il giorno successivo, questo farà che i sapori si concentrino di più.
Per ultimo incorporare le patate quelle bianche e quelle dolci.
In 20 minuti quando saranno cotte, questa minestra è pronta.
La zucca diventarà una purea già che si disfa con tanta cottura e questo va bene, già che apporta la cremosità a questo piatto.
In tutto sono da 2 a 4 ore, tutto dipende dal tipo e dalla quantità di carne. Cioè tutta una mattina volendo.
Sebbene, i tempi sono lunghi, vale la pena.
Questo è il motivo per cui nelle bancarelle si vedono persone lavorando dalla mattina presto, per arrivare a mezzogiorno, quindi, con la zuppa nel suo punto giusto.
Preparare la salsa per il condimento:



Il Locro è condito con una salsa piccante, fatta con aglio, scalogno, peperocino ( detti "Ajies" in Argentina) e peperoni verdi dolci.
La mia è una versione adattata con cipolle, erba cipollina( quando la trovo o altrimenti porri), pepe , aglio, peperoni verdi e peperoncino.
Quasi un Chimichurri - famosa salsa argentina de barbacue, cioè molto usata nelle grigliate.
Si fà un soffritto di cipolla, erba cipollina, peperoni , più un paio di cucchiai di aceto di vino rosso e si lascia cuocere por un po'.
Aggiungo anche della paprika dolce, in mancanza del "Pimentòn Dulce" usato in Argentina per dare il tipico colore rosso a questa salsa.
Allora , Locro e vino rosso!
Per coloro che abitiamo all'estero, è molto speciale ricostruire la nostra cucina , detta "Criolla" Creole, quella che ci sveglia pura nostalgia.
Mantenere vivi i sapori della nostra terra, ormai lontana, e cercare di recuperare la memoria delle papille gustative e dell'olffato.
Ecco un esempio, con questo prezioso cereale, ambito, e sempre atteso.
E la cosa più piacevole, è quella di offrire ai nostri figli, ormai nati e cresciuti quì in Italia, questi sapori. Cosi possono portare nello zaino della vita ,storie di vita, raccontate attraverso i piatti preparati dai suoi genitori venuti da lontano.
Suona molto familiare, vero?
Be'!...., cento anni fà, gli italiani facevano lo estesso in Argentina con suoi figli e nipoti.
Com'è la vita che a volte si fà la strada inversa!!
E chissà che cosa accadrà tra 100 anni ancora...
Intanto Vi dico che i miei figli mangiano il Locro come si dice in Italia: Di puro gusto!
Un piatto da condividere con amici e parenti.
Tavolate dov'è inevitabile parlare della nostra terra, ora lontana ma sempre presente! Per rivivere i bei ricordi e per far conoscere la nostra cultura, sicuramente in compagnia di foto del passato o di un viaggio recente.
Non c'è nulla di triste in questo.
Nella nostra nuova terra siamo felici, ed ora è la terra dei nostri figli, dall'altro canto.
E 'una gioia immensa poter godere della nostra cultura. Oggi abbiamo dei vantaggi che una volta non esistevano. Internet, webcam, negozi di articoli importati, ecc.
Se pensiamo ai nostri nonni!
Ed oggi ... che lusso! Possiamo goderci di un piatto di Locro sulla riva del Adriatico Nord!
Buen Provecho!!!!




domenica 8 novembre 2009

Il Mate ed il Tererè. Due fratelli di "Yerba".


In molti dei miei post ho citato tanto queste due bevande.

Il Mate, detto quà in Italia "matè" ed il suo "fratello" il tererè, la stessa infusione però nella la sua versione fredda, hanno un significato più che importante per noi.

Ormai abitiamo da anni in Italia, ma comunque non abbiamo perso la abitudine, mercato globale mediante, di consumirla la mia famiglia ed io in compagnia di qualche dolce o degli snack salati.

Ed è per quello che volevo raccontarvi alcune cose interessanti riguardo a tutte due queste bevande che si bevono in un modo molto particulare.


UN PO 'DI STORIA


Il Mate è una bevanda tradizionale e popolare in Argentina, Paraguay, Uruguay, parti del Cile e la Bolivia e anche gli stati meridionali del Brasile.
Il Mate è una infusione fatta con la Yerba Mate.
Scientificamente noto come Ilex paraguariensis Sant Hill, l'albero di Yerba Mate cresce nella regione che comprende il bacino del Paranà, Uruguay e Paraguay. Per svilupparsi necessita di un clima tropicale o subtropicale, con alcune caratteristiche del suolo.

Allo stato selvatico cresce di 15 metri, ma si coltiva come un cespuglio per essere raccolto facilmente, azione che viene chiamata "Zafra".
Di lui si tilizzano le foglie e rami che passano poi attraverso un processo.

Il prodotto finale viene chiamato Yerba Mate e commercializzato come tale, è costituito da foglie secche, leggermente tostate e triturate assieme a frammenti di rami giovani e gli pediolos di questa pianta.
La Yerba Mate era conosciuta dagli spagnoli quando sono entrati in contatto con le popolazioni autoctone del territorio che comprende le Misiones, nord Argentina, Paraguay e Brasile meridionale.
I Guaranies ed i Guaycuru li usavano fin dai tempi antichi, anche prima di Colombo, negli inizi la masticavano e posteriormente è stata usata come infusione.

Negli scavi recenti della zona occupata dagli Incas hanno incontrato resti di essa. Per quello si deduce che è stata, ovviamente, oggetto di scambio tra le popolazioni autoctone del Sud America.
Chiamata ca'à dagli guarani, piaque molto agli spagnoli arrivati nell secolo XVI, e fù battesata allora come il Tè dei Gesuite o Tè Paraguayano,e fù cosi che dieddero ai Gesuite, installati nella zona, precise ordini di coltivarla.

Ma al inizio risultò molto difficoltoso, sopratutto per la germinazione particulare della pianta.

In seguito è diventato un pilastro importante dell'economia che caratterizza le missioni dei Gesuiti.
Nel 1769 i gesuiti furono espulsi con violenza da questi territori e con la scomparsa di essi, le piantagioni sono state abbandonate e, soprattutto, le tecniche di germinazione e di sviluppo, purtroppo vengono perse.
Ci è voluto più di un secolo per riprendere la loro coltivazione.

Dopo molti studi e fallimenti, hanno realizzato nuove germinazioni dei semi e cosi agli inizi del 1900, le piantagioni sono state avviate nuovamente ricuperando la sua rilevanza.
Oggi è di fondamentale importanza per l'economia della zona.


Il Mate è un infuso che è fatto in due modi.
Uno è facendo un decotto: vale a dire mettendo la Yerba Mate in acqua bollente per poi essere filtrata. Come un tè.
L'altro è il Mate Cebado (si legga "sebado"), ciò significa usare un contenitore che si chiama Mate, che può essere fatto di materiali diversi, con una canuccia chiamata "Bombilla", che consiste di un tubo metallico che termina con un filtro saldato di piccole dimensioni.

L'atto di "Cebar" consiste in versare un po del'acqua calda nel Mate e offrirlo agli ospiti che lo devono bere a piccoli sorsi della canuccia, elemento che aiuterà a raggiungere l'infusione in bocca, privo di foglie.
I materiali da cui sono prodotti i Mates sono diversi. Uno molto tradizionale è fatto diun tipo di zucca ,che spogliata dai semi e fatta secare è un ottimo contenitore ( la Lagenaria vulgaris chiamata in spagnolo "calabaza")
Il nome Mate deriva da una parola " Mati" in lingua Quechua che significa zucca, e viene anche detta Porongo di Puru: zucca e Purungu: zucca di grandi dimensioni.

L'Artigianato del Mate è molto bello e florido in tutta l'Argentina e nei paesi dove si consuma.

Se riuscite a visitare questi luoghi, vi consiglio di osservare il innumerevoli varietà e la creatività con cui si lavorano. Dagli più costosi, con bagno d'argento fino a quelli foderati in pelle e perfino con la trippa.

Ci sono anche fatti con la cornamusa di toro e canna di bambù.
Oggi c'è una produzione importante di quelli per tutti giorni fatti di legno con bagno in alluminio. Il legno con cui sono fatti deve essere un legno duro come lignum, quebracho colorado, carruba, arancio, Calden tra gli altri.

Proprio come quello che vi mostro dalle foto.

PROPRIETA' DELLA YERBA MATE

Gli Guaranies hanno attribuito alla yerba mate poteri di origine divini ed effetti magici.
Oggi è noto che l'infusione di yerba mate, a prescindere di come la consumiamo, è davvero stimolante e tonico.
E 'energizzante: dalle xantine che contiene, la yerba mate è una fonte naturale di energia che stimola lo sforzo intellettuale e fisico. Le Xantine (caffeina, teobromina) sono composti che stimolano il sistema nervoso centrale (CNS).

Tali risultati di stimolazione in eccitazione, controllo e regolazione dello sforzo intellettuale e muscolare, che lo rendono ideale per chi pratica sport o entrambe le attività fisiche e mentali.
Si tratta di un dinaforo: ripristina la fatica agevolando con successo il lavoro e l'attività.
Si tratta di un acceleratore del ritmo cardiaco, contribuendo ad abbassare la pressione sanguigna.
Attiva la peristalsi nell'intestino, favorisce l'evacuazione e minzione e agisce come uno stimolante per le contrazioni dello stomaco.
Si tratta di una fonte di vitamine del gruppo B, che aiutano il corpo a liberare e sfruttare al meglio le energie contenute negli alimenti.

Aiuta la funzione muscolare e di avere un corpo, pelle e capelli sani.
Si tratta di una fonte di minerali come il potassio, minerale di magnesio che aiuta a integrare le proteine e ferro.
Si tratta di un potente antiossidante in quanto contiene polifenoli.

Questi composti aumentano le difese naturali del corpo per prevenire gli attacchi quotidiani che causano danni alle cellule del corpo.

La yerba mate si rivela come un ossidante più potente di acido ascorbico (vitamina C) con proprietà simili al vino rosso nel loro ruolo di potente antiossidante e inibitore di ossidazione delle lipoproteine a bassa densità.
Ferma l'invecchiamento delle cellule.
Collabora nella non crescita delle cellule di cancro: in quanto nella lotta al invecchiamento cellulare, gli antiossidanti impediscono lo sviluppo di alcuni tipi di cancro, come la bocca.
Previene la arteriorclerosis, consistendo nella assunzione di antiossidanti e quindi prevenire le malattie cardiache e ictus.
I fini medicinali:
Come tonico, diuretico e stimolante per ridurre l'affaticamento, sopprimere l'appetito e aiutare la funzione gastrica.

È anche usato come un depuratore, per promuovere l'escrezione dei rifiuti.

In Brasile, è usato per combattere la depressione, la stanchezza e l'obesità.

Le foglie tritate servono anche nell'applicazione topica sulla pelle per curare le ulcere, a causa l'elevato contenuto di tannino, che generano un cicatrizante.A astringente e globale, ha anche una lunga storia di utilizzo.
Sono diverse le nazioni d'Europa in cui è utilizzata per aiutare alla perdita di peso, per combattere la fatica fisica e mentale, per combattere la depressione e mal di testa.

Per esempio, in Germania è diventata popolare per aiutare a perdere peso e ridurre la fatica fisica e mentale.

In Francia è stato approvato per il trattamento di astenia (debolezza e mancanza di energia), come aiuto per programmi di perdita di peso e come diuretico.

In Inghilterra è anche indicato per il trattamento della fatica, perdita di peso e mal di testa.

Negli Stati Uniti è raccomandato per il trattamento del mal di testa, emorroidi, ritenzione idrica, obesità, stanchezza, stress e costipazione. In questo paese, è anche usato come ingrediente in varie preparazioni a base di erbe per fornire energia e per la perdita di peso.

E' consumata anche in India, per curare mal di testa, depressione nervosa, dolori reumatici e fatica.
Non è consigliata per chi soffre di gastrite o ulcera, perché aumenta l'acidità, per effetto ulcerose dei tannini e di stimolazione della secrezione gastrointestinale.

Questo è il motivo per cui non dobbiamo abusare di questa bevanda.

IL MATE NELLA NOSTRA CULTURA


Oltre alla proprietà della yerba mate che avete letto, e che sono davvero molte ed importanti, il Mate non è considerato solo un drink.
Il Mate è importante dal punto di vista dello sviluppo sociale e culturale.

Parla di storie condivise, comune a questi paesi sudamericani.

Ma, al di là della sua storia, la tradizione del Mate è profondamente radicata nel inconscio, è una cerimonia che coinvolge a tutti noi , nella semplice scena che si ripete ad ogni angolo del paese:un mucchio di persone riunite in torno a questa bevanda , che passa di mano in mano, in condivisione mentre si chiacchera, si ride, si decide, si lavora, in somma, ed anche inserito durante le attività svolte da questo gruppo.
In particolare in Misiones e Corrientes, le due province argentine produttrici Yerba Mate.
In Misiones, le porte delle case sono sempre aperte ai visitatori, che con un sorriso sul suo volto ti da il benvenuto : Come stai, Chamigo (amico)!

Poi , ci si sistema nella parte più frescha della casa e anche se il caldo è veramente incredibile (circa 40º all'ombra talvolta) la domanda viene quasi naturale: Prendiamo un Mate o un Tererè? Ottenuta una risposta il padrone di casa , detto anche "el Cebador" (chi ceba, cioè fa il mate) si incammina verso la cucina.
Il "misionero" (abitante di Misiones) è premuroso, meticoloso nella preparazione del Mate.

E' importante offrire un buon Mate, cioè l'acqua con la giusta temperatura, una Yerba di qualità, staggionata a sufficienza per avere un sapore delicato. . Un buon Mate , quello vero, si beve amaro. Non vi azzardare a suggerire un granello di zucchero!

E' cosi che va apprezzata la Yerba Mate da sola. Senza aggiunte. Se è buona, vi assicuro che lo zucchero non serve!
La gente del Nord-est è molto orgogliosa delle sue radici, e ha sofferto in passato.

Un passato di persone sottomesse al lavoro delle piantagione.

Quei tempi erano violenti, in cui il capitale ed il suo proprietario si valeva della forza lavoro del popolo aborigeno. Tenuto alla mercé delle oscillazioni dell'umore del "Capanga", cioè il boss, pagato misseramente in un regime di quasi sclavitù.
Nonostante tutto questo, la gente è calda e generosa.


BEVIAMO UN MATE?

Come si prepara un Mate?
In primo luogo abbiamo il Mate e la Bombilla.
Si mette l'acqua a scaldare in un bollitore, che in Argentina si chiama Pava.
Per il Mate si usa molto questo bollitore ,che è quasi sempre tenuto sul fuoco per mantenere la giusta temperatura, o posato sul tavolo per poi rimetterlo sul fuoco, ogni tanto.
Attualmente, ci siamo modernizzati con l'aiuto di un contenitore che mantiene l'acqua calda per un paio d'ore, il Thermos.
La yerba mate, come vi ho detto è fatta di foglie e rami.
In Argentina si consumono delle foglie ed una certa percentuale di bacchette di questa pianta.
In vece, nel Brasile, si prendono solo le foglie.
Uruguay non è un produttore di yerba, ma è il primo consumatore pro-capite (circa 8 kg / persona / anno). Loro acquistano la yerba soprattutto ai brasiliani e la processano al loro piacimento.
Le foglie nel
processo di elaborazione, -sarò molto sintetica (cliccate qui per ulteriori informazione, se lo desiderate)- sono passate attraverso una azione di essiccazione di pochi secondi sulla fiamma del fuoco (dentro una specie di tamburo che gira su questo fuoco), cioè veloce però ad alta temperatura per passare poi una lenta essiccazione. Poi vengono trite grossolanamente e messe a staggionare in un capanonne a determinate condizioni di temperatura e di umidità per passare poi essere macinate e confezionate.
E così prendo questo colore verde-oro, o come se dice tecnicamente, verdi secche con toni gialli.
Il Mate, cioè il contenitore, deve essere riempito nelle sue 3 / 4 parte di Yerba Mate.
Poi si copre la bocca della zucca con una mano e lo si scuote energicamente.
Perché?
Per rilasciare il residuo di polvere della Yerba che dà un sapore molto amaro e poi non è buono per il consumo.
Ed ecco qui la prova!
La quantità di polvere contenenti nella Yerba è regolata anche nelle indicazioni tecniche di produzione e non deve superare una certa percentuale.
L'acqua deve avere una temperatura che varia tra il 70 e 80 gradi. Quindi non deve bollire.
Alcuni preferiscono per iniziare il Mate, versare un po 'd'acqua calda nel contenitore e scartare due o tre. Cioè, sbuttare i primi sorzi.
Questo, di solito, lo si fa da solo in cucina, non davanti agli ospiti , cosa che darebbe una brutta impressione.
Dopo aver incorporato la "bombilla" questa specie di canuccia con un filtro agli estremi, si spinge la Yerba tutta da una parte, è quindi rimane un buco sul contenitore, questo si fa perche cosi si riesce una infusione di più duratura senza dover cambiare tanto espesso la Yerba per avere una bevanda con la concentraziones ottima.
La verità è che funziona, davvero.
Se non si fà, i primi Mate vengono molto amari. E' una cosa saputa da chi sà fare il Mate.
Ci sono alcuni detti nella campagna como quello : Il primo Mate va per il Tonto.

Essendo il più amaro è per quello che lo beve chi lo fà, e cosi no si fa dispetti agli ospiti.

Si bevono anzi due o tre finche si considera ha un buon sapore.
L'amarezza della Yerba Mate è un indicatore di qualità. Quando l'acqua viene versato e fà schiuma, vuol dire, in genere, che è ben fatto!


In generale ,la regola è che 100 gr. di yerba servono per bere circa 1 litro di infusione atraverso il Mate cioè il contenitore.

E Il MATE COCIDO O DECOTTO?

Vi ho detto che un altro modo di bere la Yerba Mate è prendendola come se fosse il tè.
In questo caso, basta un cucchiaio di yerba mate per mezzo litro d'acqua.

Portare ad ebollizione l'acqua, aggiungere la Yerba e spegnere il fornello.

Lasciate riposare per 5 minuti e servite in tazze di tè.
Il Mate cosi è presente in molte case umili.
Ci si beve cosi anche nelle mense scolastiche.
E questo è cosi, perche ovviamente costa meno rispetto al tè e caffè.
Ma non ha nulla da invidiare a suoi concorrenti per tutto quanto vi ho raccontato.
In queste situazioni, dove ci si trova nella vera povertà, se si è fortunato, a volte è "macchiato" con un po 'di latte.
Ho vissuto in contatto con gente molto povera e posso assicurarvi che a volte l'unico pasto della giornata è una decotto di Yerba ed un pezzo di pane .


SUO FRATELLO IL TERERE'

Il tereré è la versione fredda del Mate.
A suoi origini nel Paraguay, ma si è ampliata notevolmente in Misiones, Corrientes, Chaco e Formosa, tutte provincie del Nord Est Argentino.
Si prepara un liquido freddo, che può essere solo acqua, o acqua con foglie di alberi nativi della foresta, come il koku - Edulis Allophilus o anche altre erbe come la menta, Cedron, equiseto, tra altri.
Attualmente, soprattutto i giovani , lo fanno con tutto ciò che li vengono in mente , limonate, succhi di frutta e anche bevande analcoliche, gasseose, ecc.
Distorto? Da un punto di vista nutrizionale quasi certo. Per il resto, non si può biasimare chi è curioso.
Dicono che sono stati alcuni russi arrivati ad Itapua (regione del est di Paraguay), a chi li sono venuti in mente di passare dal'acqua fredda ai succhi.
A casa mia, è sempre preso con una limonata succosa e ben gelata.
Il bicchiere in cui viene preparato, può essere fatto di diversi materiali.
I paraguaiani usano le corna di bue chiamate Guampa.
Si procede nello stesso modo di come si prepara il Mate ma solo che con liquidi freddi.
Se si lo porta fuori casa si usanno bicchieri di plastica.
Questa bevanda è conosciuta nel Nord-est dell'Argentina, non essendo diffusa nel resto del paese.
Qualche tempo fa, alcune aziende stanno cercando di farlo conoscere , mettendo sul mercato la vendita di un kit usa e getta, come è accaduto con il Mate.

Soprattutto nelle zone turistiche e località come le città con mare o laghi o fiumi, cioè sulle spiagge.
E 'rinfrescante, e in luoghi con molto calore, di vitale importanza perché ci si mantiene ben idratato bevendo esso.
Il gusto de la Yerba si continua a sentire comunque questo sia freddo.
L'infusione è più diluita ma con tanto di efficace.
I Guarani anche lo bevevano cosi freddo.
Dicono che hanno usato i denti appoggiati sul bordo delle ciotole da cui si beveva, per filtrare le foglie.

Nelle province nord-est dell'Argentina è molto comune vedere persone che camminano con i loro Mate o Tererè.
Nelle piazze e nei parchi.
Di fronte alle rive dei fiumi che passano davanti a un gran numero di città, con strade costiere per passegiare.
Ai concerti ed alle fiere.
A tutte le ore.
Dalla mattina alla sera.

Anzi, ma questo accade solo nel nord-est, dove sono bevuti in uffici privati, al lavoro, e anche nelle scuole.
Qualche anno fa, anche negli uffici pubblici, ma poi questo ha cambiato e di fatto è stato vietato dalle obiezioni ricevute, già che è stato detto che ha alterato la qualità delle attenzione a le persone, che secondo questo parere eranno trascurate.
LA YERBA MATE NEL MONDO
Il suo consumo in Brasile è diverso, datto per la trasformazione della Yerba, costituita esclusivamente di foglie.
Si beve in un contenitore chiamato "Cimarrao", che è molto più grande del nostro Mate argentino.

Se lo riempie d'acqua (va quasi un litro) e lo si fà ruotare intorno, prendendo ogni persona solo pochi sorsi per poi passarlo al prossimo finché l'acqua si esaurisce.
In Uruguay, ognuno ha il suo thermos e il suo Mate, e non si condivide.
La Yerba Mate viene esportata in una cifra non indifferente verso i paesi del Medio Oriente, dove è stata accolta molto bene.

Anche paesi come la Russia, l'India e gli altri.
In Siria hanno adottato il Mate Cebado, guidato da persone che avevano migrato alla Argetina e hanno mantenuto questa tradizione una volta rientrati nel suo paese.
Ma ciascuno ha il suo kit, che è, senza condivisione come in Uruguay.

Io spero aver datto una prima conoscienza di cosa è il Mate per gli argentini e perchè ci piace e ci siamo molto legati a esse.
E poi, dovunque io vada, me lo porto dietro!

E parte di me , non posso fare a meno, come la pasta per gli italiani!!

Buen Mate a Tutti!!
Fonti:
Yerba Mate - Analisi della catena alimentare da Ing. Patricia A Parra- Sector Infusiones de Alimentos Argentinos. Food Sector.
Terra dei gauchos Il Mate
Tutte queste pagine sono però in spagnolo, se volete appofondire potete usare Google traslator.

giovedì 29 ottobre 2009

Ad ogni casa... il suo Puchero.


A casa mia , appena arriva il freddo in questi giorni d'autunno, alla domanda Cosa mangiamo oggi? non sarebbe per niente strano di risposta: Puchero! (si lega "pucero")


E proprio così! Molto al gusto nostrano, questo piatto "povero"? ( a questo punto il dubbio dovrebbe essere risolto) e molto popolare, gode di tante ricette come famiglie argentine ci sono.


Ad ogni casa, una versione.


Quello che non cambia è il metodo di cottura. Fatto in pentolone ( il nome Puchero viene del latino "pultarius" ed è in realtà come si chiamaba una volta la caseruola usata per cucinare) e con tutti gli ingrediente che vanno aggiunti a seconda dei tempi di cottura.


Discendente del "Cocido" (si lega cosido) spañolo, tante volte, però, senza i ceci, che nel mio paese, purtroppo, non sono molto usati.


De grande importanza è ,invece, il aggiunto delle carne rosse, bovine. E si! E' così, gente, se si parla delle "Pampas", è impossibile che manchi della carne!
La Carne in queste terre è "LA" carne ed è stato cosi dagli inizi, quando il bestiame vagabondava libero, pascolando finche quando serviva, lo si catturava.
Tante verdure anche! Patate, carote, cipolle e..... zucca! Un pienone di zucca!! Perche è cosi che viene buono il Puchero!
Perciò quando le prime zucche spuntano, Puchero sia! Risulta quasi doveroso usare le zucche così!
Poi li si può aggiungere delle patate dolci, del cavolo, e del mais dolce, in panocchia preferentemente ( se lo si trova).


In somma, tutto quanto se vuole e si trovi nel frigo.


E' una preparazione economica e di grande resa.

A casa mia, questo piatto non è stato per niente traslasciato, ed è giustamente in questa stagione , l'Autunno, quando troviamo le meravigliose zucche che va cucinato con entusiasmo.


C'è già una vecchia intesa, tra mio marito e me, quando facendo le spese, alla vista delle prime zucche, dopo un incrocio di sguardi, lui va a prendere il taglio di carne preferito, l'ossobuco di manzo, e io mi incarico di fornirmi di belle zucche!!


Vi dico subito come si prepara!

Ingredienti ( per 4 persone raddopiando la quantità di carne)
1 zucca di 600 gr.
3 carote
4 patate
2 patate americane
1 cavolo verza piccolo
1 cipolla
2 spicchi d'aglio
2 zucchine
2 ossobuchi di manzo
sale e pepe q.b.





Mettere a cuocere la carne con la cipolla e magari anche una foglia di sedano ed altra di alloro, in un pentolone con acqua fredda.
I tagli di carne usate sono tutti quelli bovini con osso. Noi preferiamo l'ossobuco, mio marito va matto per il midolo, che si mangia con del pane e sale sopra. Un prelibatezza per lui!


Pero si possono usare tutte quante usate di solito per fare il bollito, e cosi potete aggiungere anche se volete carni bianche.


In Argentina, per ragioni già sapute, si preferisce quello fatto con le carni rosse bovine e si può aggiungere qualche salsiccia, chiamata "chorizo", meglio se quello detto "colorado" rosso e piccante così come della panceta.


Ritirare la schiuma prodotta nella prima bollitura, come se si trattase di un normale brodo.


Poi decorticare e tagliare grossolanamente tutte le verdure
Pasati 30-40 minuti di bollitura delle carni, cominciare ad aggiungere le verdure in questo ordine: prima le carote, dopo le patate dolci e quelle comuni, poi il cavolo e per ultimo le zucche ed zucchine. In una mezz'ora sono tutte quante cotte.



Spegnere e condire con del sale e pepe.
Per servire, si separano le verdure per una parte, le carni per altra (come se di un bollito si trattase) e con il brodo si prepara una semplice minestra con un po' di pasta seca. Ditalini, farfalline, quello che si preferisce.



Si mangia prima questa minestra e poi si porta al tavolo le verdure e la carne con diverse salse come la maionesa, e altri condimenti tale come del olio d'oliva, sal e pepe.


Sicuramente vi ricorderà tanto al bollito, e possiamo ammetere la sua assomiglianza.


Se non fosse per la tonelatta di verdure con cui si acompagnano queste carni!!


E' sostansiozo però per niente pesante. Ideale per un pranzo di domenica o qualunque giornata fredda!


Provate ad assaggiarlo!


Buen Provecho!

martedì 20 ottobre 2009

Chipitas...Ovvero... Biscotti di Farina di Manioca e Formaggio.


Le "Chipitas" (si legge "cipìtas"), anche conosciute come Chipà o Chipacitos, sono dei panini elaborati con l'amido di manioca (detta anche yuca o tapioca) e formaggio. Ricetta d'origine paraguaiano, molto popolare però nel Nordest della Argentina, tanto di essere considerata di quelle tradizionali, tale come è sucesso con tanti altri piatti condivisi con i fratelli del Paraguay.

Ormai , nella provincia di Misiones, dove vengono chiamate cosi "chipitas"(diminutivo di Chipà) perche si fanno in misure ridotte, costituiscono uno degli abbinamenti più amati per il Mate, la nostra popolare infusione.

Sono indicate per i celiaci, già che vengono interamente elaborate con farina di manioca , dove non c'è glutine. E sono ricche di proteine dovuto a la presenza di formaggio.

Da buona "misionera" (perche provengo da quella bella provincia), anche se sono anni che vivo in Italia, le faccio volentieri spesso per la mia famiglia (miei figli ne vanno matti) e per gli amici a chi piaciono tantissimo.

Per fortuna che essistono i negozi alimentari che forniscono un sacco di alimenti "dell'altro mondo", dove trovo sia la radice di manioca , nel mio caso quella della Costa Rica, come l'amido , ultimamente ho trovato quello della Tailandia ( sulla confezione scritto "Farina di Tapioca"), però può provenire anche dal Camerun. Non vi servirebbe, mi sembra importante chiarirlo, quelle creme o preparati di tapioca, già che contengono altri ingredienti.

La ricetta che oggi vi propongo è chiaramente una variante fatta con elementi reperibili quà in Italia e devo dire che il risultato è buonissimo. Almeno gli argentini (alcuni anche figli di paraguaiani) che li hanno assagiate mi confermano che il sapore è tale come lo ricordano.

Certamente, non mi traterrò nella ragionevole discussione della diferenza che c'è ,tra quello elaborato nel luogo di origine con prodotti del posto, e quelli fatti "out side".

E importante però, comprendere il valore per chi abita lontano della terra che ci ha visto nascere e ci ha nutrito per anni, di mantenere la memoria olfattiva e gustativa dei nostri piatti tipici, ed ancora di più ,se riuscite bene, condividerlo con la famiglia ed amici essendo fonte d'inmenso piacere.


Ingredienti (per 45 palline)


500 gr. d'amido di manioca o farina di tapioca.
3 uova grandi (o 4 piccole)
250 gr. di ricotta di mucca
250 gr. di Formaggio Maasdam Olandese
200 gr. di burro
100 gr. de formaggio gratuggiato (mix o quello che avete)
1 cucchiaino di lievito in polvere.
1 cucchiaino di sale (fare attenzione se usate formaggi molto salati)



Tagliare il Maasdam a cubetti. Lo potete anche gratuggiare grossolanamente ma io preferisco "trovarlo" dopo nell'impasto. Mi capirete una volta che li assaggiarete.
Dopo un po' di prove ho concluso che il Maasdam è quello che più si assomiglia al tipo di formaggio usato nel mio paese, chiamato Mar del Plata o Pategras. Sebbene vengono anche buoni con il Goudà o il Emmental, preferisco sempre questo altro formaggio.

In una ciotola ben capiente, aprire le uova ed aggiungere il burro previamente fuso.

In seguito incorporare la ricotta.


*La ricotta non viene usata nella ricetta originale, che invece prevede del formaggio fresco.
Questa variante l'ho imparata da una compagna di università, che li faceva cosi e venivano buonissimi. All'epoca c'era una bella diferenza economica tra il prezzo del formaggio fresco e quello della ricotta e seccome le risorse erano piuttosto escarse , ricotta benvenga!! Mentre lei studiava Chimica (oggi è una farmacista) e io ,Contabilità , ci mangiavamo questa versione delle "chipitas" con il Mate. Bei ricordi!!
Aggiungere allora il formaggio a cubetti.

Per ultimo, setacciare l'amido con il lievito ed incorporare il tutto alla miscela ùmida.
Unire gli ingredienti un po' con la mano dentro la ciotola e poi versare sopra un piano di lavoro per finire d'impastare velocemente.

Collocare la palla ottenuta dentro un film in frigo per almeno 2 ore. Questo servirà a indurire l'impasto.

Formare delle palline misura "golf" e infornare a 200º (forno preriscaldato) per 20 minuti.

Devono apparire dorate ma non brucciate.

Se volete potete fare le palline e conservarli nel freezer per cuocerli quando lo desiderate. Di solito io faccio cosi per poter averli sempre pronte quando siamo tentati e per offrire a nostri amici che li adorano.

Non resistono alle Chipitas!

Sono ideali per portarli a un picnic come merenda, e anche in occasione di un "happy hours" come stuzzichini.
Coraggio! Comprate l'amido e fattele, vi sorprenderete quanto piaciono!!


Buen Provecho!

domenica 30 agosto 2009

Sopa Paraguaya ovvero "Zuppa" Paraguaiana.


La Sopa Paraguaya - Zuppa Paraguaiana consiste in un piatto , che come il suo nome indica, è di origine paraguaiano. Sucede che è stato anche ampiamente adottato dalle provincie del Nordest Argentino, è cioè, Chaco, Formosa, Corrientes e Misiones, quelle stesse che confinano con il Paraguay.

Io posso raccontare in particolare, di come in Misiones, la mia terra di nascita, questa specie di torta salata fatta con la farina di mais, cipolle, latte, uove e formaggio è sempre presente in qualsiasi evento e sopratutto nelle grigliate di fine settimana. Matrimoni, compleanni, refrigeri, la si trova ovunque.

Questo piatto molto sostanzioso e calorico ebbe suoi origini nella popolazione indigena della zona, i guaranies.

I guaranies facevano da tempi remoti questi tipi di preparazioni pastose con il grano turco macinato o meglio, macciacato nei mortai, e mescolata con del acqua, avvolte nelle foglie di banano messe a cucinare al fuoco.

Fù con il arrivo degli spagnoli che cominciarono ad aggiungere del latte, uova e formaggio alle sue ricette.

Comunque vada, questa ricetta è di epoca coloniale.
Ci sono parecchie storie riguardo alla sua nascita.
Un racconto dice che a metà del '800, la cuoca del Governatore del Paraguay, il Sig. Lopez, in un disguido ,dimenticai al fuoco una zuppa fatta di farina di mais e latte, che piaceva tantissimo al governatore. La zuppa a quel punto diventò dura, e fù cosi che per salvare la situazione, finì per cuocerla in forno e la offre al padrone come "zuppa dura". A Lopez, conosciutto per il suo appetito vorace, piace cosi tanto che d'allora in poi ,decide di chiamarla Zuppa Paraguaiana.

L'altra storia, e quella che mi piace di più, riferisce che, appena arrivati gli spanogli nelle terre degli guaranies, questi "indios" li offrirono da mangiare, e come era abituale , servirono loro carne di caccia. Finita questa, notarono che gli ospiti avevano anchora fame e completarono il pasto con una pappa di farina di maiz avvolta in foglie, dicendo loro: So'ò opà - che vuol dire - la carne è finita. Per onomatopeia , loro chiamarono questo piatto "sopa" osia zuppa , non avendo capito chiaramente un tubo.

Assomiglia molto alla Chipa Guazù o lo sformato di mais (clicka qui per vedere la mia ricetta), che però viene fatto con il chicco di mais , mentre la sopa si fa con la farina di grano turco.

Di qualle è più buona ci sono sempre delle discusioni. Però dal tavolo, spariscono velocemente tutte due!!!


Ingredienti (per 6 porzioni)
150 gr. di farina di mais tipo Fioretto
3 uova
1/2 bicchiere di olio di mais
1/2 kg. di cipolle bianche o dorate
1/2 tazza di latte
250 gr. di formaggio tipo Maasdam o Sile (trevigiano)
Sale e pepe q.b.

Ciascuno a casa ha una ricetta che varia un pocchetino, per dire ,a qualcuno piace con meno cipolle, altri nemmeno li mettono, altri mettono più formaggio. Insomma, poi si aggiusta un po' a piacere, però la ricetta base è sempre più meno questa.

Preparazione:

Tagliare le cipolle a mezzo cerchio e soffrigerla nel olio di mais.
Lasciare cuocer per 15 minuti senza bruciarla.
Togliere dal fuoco e mettere le cipolle in una bowl capiente dove faremo tutto l'impasto.
Aggiungere del latte , poi le uova y sbattere per bene tutto. Possiamo anche dividere i tuorli e sbattere per separato gli albumi " a neve", e cosi incorporarli alla fine (cioè dopo la farina ed il formaggio). Cosi rimarrà ancora più sofice l'impasto.
Poi, incorporare la farina e mescolare. Per ùltimo aggiungere il formaggio tagliato a cubetti.
L'impasto è piutostto liquido, però è cosi che deve essere.
Versare in una teglia da forno rettangolare y profonda, oleata e infarinata.

Cuocere per un'ora circa a 180º in forno preriscaldato.




Lo sformato che otterrete aparirà dorato in superficie, anche per effetto del formaggio diventando crocante quelli che fanno capolino.

La Sopa Paraguaya la si taglia a quadretti più o meno grossi, ed è un contorno molto aprezzato per carni alla griglia al posto del pane.
In quest'ultimi anni sono anche diventati una specie di finger foods , tagliati più piccoli ed offerti in buffet salati.

Sono sicura che vi piacerà molto. Sopratutto ricorda un po' il sapore della polenta al forno.

Assaggiatela!!

Buen Provecho!

mercoledì 26 agosto 2009

Pizza con Fainà... un lungo viaggio dalla Liguria al Rio de la Plata.


Il fainà, che vuol dire in dialetto genovese : farinata cioè "fatto con farina" o anche chiamato cecina in Toscana, è una specie di schiacciata o torta bassa che si fa in forno a legno, mescolando della farina di ceci, acqua e olio d'oliva preferentemente ligure.

Questa pietanza d'origene ligure, diffuso anche in Piemonte e la Toscana, arrivò al Rio de la Plata (che comprende Buenos Aires e la costa del Uruguay) portata dagli inmigranti provenienti da queste regioni che conservando cosi la loro tradizione, continuarono a prepararla.

La cosa più interessante è che, in qualche momento, cominciarono a consumarla mettendola a cavallo della pizza.

E cosi, questo connubio cominciò una lunga strada di sucesso, essendo una richiesta diffusa nelle pizzerie di Buenos Aires e Montevideo prima, e poi al di là del Rio de la Plata.

Riguardo alla farinata e a suoi lontani origini italini esistono parechi versioni, una di quelle è , che è nata quando la farina de frumento era diventata un lusso ed è per quello che si consumabano focacce fatte di altre farine, como quella di ceci.

Altri origini ancora più lontano parlano che era già conosciuta dai greci ed a posteriori dai romani, usata per fare un tipo di pane.

E poi c'è una leggenda, che racconta che è stata mangiata per prima volta, su una galera genovese che tornando dopo una battaglia con Pisa ( le due Marine che si contendebano il primato) a metà del '200 ,durante un temporale, li si mescolarono le sue provigioni d'olio e farina di ceci. Fù cosi che non avendo cos'altro mangiare cucinarono questo miscuglio e finì che trovandolo gradevole continuarono a farlo al suo rientro in terra.

Qualsiasi sia il suo origine, il Fainà è buonissimo solo come spuntino ,tale come lo si mangia in Italia o a cavallo della pizza come nel Rio de la Plata.

Il suo sapore abbinato al impasto della pizza fa ricordare le Panelle. Non sarebbe per nulla di strano, che questa combinazione della farinata con la pizza sia nata in quelle feste dove si ritrovabano gli inmigranti e portabano ciascuno suoi piatti. Quà si mangiaba un po' di tutto. Chissà, se non è suceso che sia stato un siciliano a venirle in mente questo di mangiare la farinata , dei liguri, con la pizza ,dei napolitani, nostalgico delle sue panelle? Ma queste sono solo romantiche teorie mie!!!

Ingredienti per il Fainà o Farinata
250 gr. di farina di ceci
750 ml de acqua
1/2 cucchiaino di sale
2 cucchiai di olio d'oliva extravergine
un rameto di rosmarino o semi di finocchio a scelta

Preparazione:

Setacciare la farina di ceci e il sale in una bowl.
Aggiungere del acqua , un po' alla volta mescolando bene per evitare la formazione di grumi.
Incorporare l'olio, le foglie di rosmarino o semi di finocchio e continuare a girare.
Lasciar riposare per un po' di ore o meglio tutta una notte.
Versare il tutto su una teglia ben unta d'olio.
Cucinare in forno preriscaldato a 200º per una ventina di minuti.

Preparare una pizza della stessa misura del fainà.


Per fare una Pizza Margherita:

250 gr. di farina tipo 0 grano tenero
12.5 gr. de lievito di birra
100 cl de acqua tiepida
1/2 cucchiaino di sale
1 cucchiaio di olio d'oliva


Per la coperta:
5 cucchiai di sugo di pomodoro

1 manciata di foglie di basilico
1 piccola mozzarella di bufala
sale e pepe q.b.


Mettere la farina ed il sale in una ciotola capiente previamente setacciata. Fare un buco in mezzo. Aggiungere l'olio ed il lievito sbricciolato. Aggiungere un po' a la volta l'acqua e nel fratempo con le mani mescolare la miscela. Versarla sul tavolo e lavorarla per una decina di minuti finche sia liscia ed elastica. Lasciar riposare l'impasto coperto di un canovaccio ùmido finche radoppia il suo volume. Stirarla a forma di cerchio . Aggiungre il sugo, sale e pepe, le foglie di basilico e la mozzarella. Cucinare in forno preriscaldato a 220º per una ventina di minuti nella parte più bassa del forno.


Una volta ultimata la cottura della pizza, pasare velocemente in forno il fainà per 5 minuti per riscaldarlo.

Mettere a cavallo il fainà sopra la pizza e tagliare delle porzioni.

Io vi consiglio di fare un assaggio di questo meraviglioso matrimonio nato in Argentina.

Vi sorprenderà sicuramente quanto bene si sposano!!

Buen Provecho!!!

martedì 28 luglio 2009

Biscochitos de Grasa Ovvero Biscottini allo Strutto


Questi biscottini sono ideali per acompagnare il nostro "Mate" detto quà in Italia matè.
Sono leggeramente salati e lo strutto dona all'impasto una morbidezza ed un sapore inconfondibile. Sono i miei preferiti!!
Si vendono in tutte le panetterie argentine e sono pochi quelli fatti a livello industriale perque evidentemente si preferiscono freschi.
E poi sono facilissimi di fare!
Su! Vediamo la ricetta!
Ingredienti:
500 gr. de farina 00
10 gr di sale
125 cc di acqua tiepida
12 gr. di lievito di birra fresco
125 gr. di strutto
Si dispone la farina a fontana con del sale. Si aggiunge lo strutto ed il lievito mescolato con dell'acqua.
Impastare il tutto fino ad ottenere una palla liscia ed omeogenea. Lasciar riposare per un'ora.
Dopo stirala con il mattarello a forma di rettangulo e piegarla su sè stessa due volte. Stirare di nuovo e con un cortapasta di 4 cm. ricavare i cerchi. Fare dei buchini con una forchetta e spenellare con un po' di salamoia (2 cucchiai di sale sciolto in 1/4 di tazza di acqua). Infornare a 180º per 15 minuti in forno preriscaldato, quando cominciarano a prendere solo un po' di colore. Non lasciare che si tostino, altrimenti rimangono duri e non buoni.


Durano un paio di giorni, se li tenete dentro una scatola meglio! dopo si asciugano troppo.
Lasciatemi dirvi qualcosa riguardo a la cerimonia del Mate. Questa bevanda è il marchio che ci controdistingue in tutto il mondo. Assieme ai nostri fratelli paraguayani, uruguiani e quelli che abitano il sud di Brasile. La si prende tutto il giorno, mattina, pomerigio e sera. E' sempre presente nelle reunioni di parenti ed amici. Si condivide mentre si chiacchera. Questa infusione va bevuta di un modo tutto particolare, versando del acqua calda dentro un contenitore con la pianta Yerba Mate (Ilex Paraguayensis) e si succhia con una aposita canuccia fatta generalmente in metalo che contiene dentro di sè un filtro per farsichè la infusione arrivi in boca "pulita".
Si beve amaro o dolce, già che qualcuno aggiunge dello zucchero in questo contenitore chiamato "mate" come la bevanda.
Ed è anche la occasione con cui mangiare i nostri dolci e biscotti preferiti, giusto come questi!!
Coraggio! Fatte la prova sono facilissimi di fare! Vedrete quanto Vi piaciono, sono sicura.
Buen Provecho!

giovedì 18 giugno 2009

Milanesa a la Napolitana




Eppure questo piatto è argentinissimo!!! Cosi?! Però con questo nome tutto italiano che non si capisce di cosa parli? Ma che c'è tra una milanese e una napolitana? Un matrimonio? Più o meno. E' senz'altro una coppia italiana, nata a Buenos Aires.

C'era una volta... un piccolo ristorante (che ora non c'è più) chiamato "La Napolitana". Offrivano da mangiare piatti italiani, tra i qualli, le cotolette a la milanese, dette semplicemente "milanesas" ed è cosi che si conoscono in Argentina ad oggi. Pare che per un disguido del cuoco (forze stanchezza o troppo lavoro, si sà che in Argentina si fanno le ore piccole) li si sono brucciate le ultime "milanesas" rimaste. Per coprire l'errore, questo cuoco ebbe l'idea di aggiungere sopra di queste, il sugo di pomodoro ,utilizzato per le pizze, e in più , fette di mozzarella.

Cosi il camariere presentò ai clienti le "milanesas a la napolitana" come la specialità della casa. Finisce per fare un figurone ed ebbero tanto sucesso che si transformarono nel piatto più richiesto. Ed ancora oggi c'è sul menù di tutti i locali di gastronomia, bar e tavole calde. Perfino in ristoranti di certo livello, magari presentate in maniera rivisitata.

La ricetta è semplicissima. Sempre quella delle cotolette alla milanese.

Ingredienti

4 fettine di carne di vitello

2 uove

1/2 tazza di farina

1/2 tazza di pane grattuggiato

sale e pepe q.b.

1/2 tazza di sugo di pomodoro

4 fette di mozzarella o del formaggio fresco

Preparazione:

Condire le fettine di carne con sale e pepe. Poi, infarinare le fettine , in seguito, bagnare queste nelle uove leggeramente sbattute e finalmente impanare con del pane grattuggiato. Si possono cuocere in forno preriscaldato a 180º per 10 minuti oppure friggere in padella con del buon olio extravergine d'oliva. Un po' di minuti prima che siano pronte si tolgono dal forno (o dopo friggerli) e si mette dei cucchiai di sugo di pomodoro per sopra ultimando con delle fette di mozzarella od altro formaggio. In Argentina , a casa , a volte non c'è della mozzarella, anzi in certi posti è abbastanza costosa, allora si utilizzano dei formaggi tipo gouda o fusi, insomma quello che si ha. Finalmente le si da una passata in forno per gratinare il formaggio.

Vanno sempre accompagnate di contorni come: le patatine fritte, uove fritte, e a volte una bella fetta di prosciutto cotto.


Le cotolette alla milanese dette "Milanesas" in Argentina si consumano sopratutto di carne bovina ed anche di pollo, in quest'ultimo caso si chiamano "Supremas". Dificilmente si fanno con del tachino o del maiale, carni riservate in questo paese ad altri tippi di preparazioni.
Se vi capita di fare le cotolette , provate ad assaggiare questa variante, vi assicuro che sorprenderà e piacerà a tutti!
E sentitelo pure vostro!, perche dopotutto è un piatto nato dalle nostalgie... di quando napoletani e milanesi si sono seduti allo stesso tavolo a Buenos Aires...
Buen Provecho!!!

martedì 9 giugno 2009

Pastel di Patate e Carne



Questo piatto, secondo me, è uno dei più popolari e quotidiani nei tavoli delle case argentine. Come la pasta al ragù in Italia. E' un piatto con ingredienti semplici, reperibili in qualunque cucina, e per la sua completezza a livello nutrizionale, è un piatto unico magnifico.

Piace a tutti, sopratutti ai bambini.

Anche se non sembrarebbe, è molto facile di preparare. E poi ammette tante varianti in quanto al suo ripieno, cosa che lo fa davvero interesante. Dalla carne alle verdure o salumi con formaggi e perchè no, con del pesce, lo transformano da semplice ad elegante. C'è l'imbarazzo della scelta.

Il risultato è sempre sfizioso!

Ingredienti ( per 6 porzioni)

1 kg. di patate

2 uove

1 cucchiao di burro

3 cucchiai di farina

5 gr. di sale fino

1 pizzico di noce moscata

300 gr. di carne di bovino macinata

1/2 peperone

1/2 cipolla

1 carota

1 spicchio d'aglio

1/2 bicchiere di vino bianco

1 tazza di polpa di pomodoro

1 uovo sodo

1 cucchiaio di olive verdi tritte

2 cucchiai di uva passa

150 gr di mozzarella od un altro formaggio filante

Preparazione:

In una pentola mettere le patate con la buccia a cuocere. Dopo mezz'ora saranno cotte, togliere la buccia e usando uno schiacciapatate ottenere una purea. Aggiungere del burro ed il sale. Una volta raffredate incorporare le uove intere, la farina e la noce moscata. C'è chi mette del formaggio gratuggiato anche, potete farlo se volete, controllando pero ,la quantità di sale per evitare che diventi troppo salato l'impasto.

Per il ripieno: Tritare la cipolla, il peperone e la carota piccoli, e mettere il tutto a sofriggere in una pentola con un goccio d'olio. Una volta appassiti, incorporare della carne macinata, cuocerla per un po' ed aggiungere del vino bianco. Lasciar sfumare e poi versare la polpa di pomodoro lasciando cuocere per altri 15 minuti. Condire con sale, pepe e del prezzemolo fresco tritto. Una volta freddo aggiungere l'uovo sodo ridotto a pezzeti, le olive e la uvetta.

Per armare il pastel, untare con del olio una teglia profonda (di quelle che utilizziamo per le lasagne). Mettere uno strato di circa la metà del pure, distribuendo per bene l'impasto. Poi , aggiungere uno strato con tutto il contenuto del preparato di carne. Distribuire la mozzarella tagliate a strisce sopra la carne. Finalmente chiudere con un'altro strato di purea. Di solito, sulla superficie del pastel, faccio delle righette con i denti di una forchetta disegnando linee o quello che mi viene in mente. Giusto per darle un tocco personale. Di sopra, possiamo anche aggiungere del altro formaggio gratuggiato. Altrimenti, pennellare con del olio.

Infornare in forno preriscaldato a 200ºper mezz'ora circa.




Come quasi tutti piatti argentini, come avete visto, questo è molto ricco. Basterà acompagnarlo di una bella insalata.

E' una pietanza ottima come per asporto, se si vuole fare un giorno di picnic o in quelle occasioni di incontri comunitari.

Provatelo a fare anche voi! Non vi deluderà sicuramente!

Buen Provecho!!
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E quando cucino mi piace ascoltare...